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Ho comprato un falso: quali tutele esistono davvero
Ho comprato un prodotto contraffatto, cosa posso fare?
Tre strade, che non hanno lo stesso peso. La più solida è la garanzia legale di conformità: un prodotto contraffatto non corrisponde al tipo né alla qualità pattuiti, quindi non è conforme al contratto. Non deve provare alcuna colpa del venditore, e per un anno dalla consegna è il venditore a dover dimostrare che il difetto non esisteva. La seconda è lo strumento di pagamento, utile soprattutto se il venditore è irreperibile o extra UE. La terza è la segnalazione all'AGCM, che sanziona il professionista ma non le restituisce il denaro, come l'Autorità stessa scrive. Un punto che blocca molti a torto: l'obbligo di denunciare il difetto entro due mesi è stato abolito per i contratti conclusi dal 1° gennaio 2022.
Updated 18 August 2026
L'errore che fa rinunciare più persone
Molti consumatori italiani smettono di reclamare convinti di essere decaduti dai propri diritti, perché ricordano un obbligo di denunciare il difetto entro due mesi dalla scoperta. Quell'obbligo non esiste più.
Il D.Lgs 170/2021 non ha modificato singoli articoli: ha sostituito l'intero Capo I del Titolo III della Parte IV del Codice del consumo. L'obbligo di denuncia, che stava nel vecchio art. 132 comma 2, non è stato riscritto altrove. L'art. 132 oggi in vigore ha una rubrica del tutto diversa, « Diritti dei terzi », e riguarda le limitazioni derivanti dai diritti di proprietà intellettuale.
Attenzione però alla data del contratto, ed è la prima domanda da porsi. L'abolizione vale solo per i contratti conclusi a partire dal 1° gennaio 2022. Per un acquisto anteriore, il vecchio art. 132 comma 2 e il suo termine di due mesi restano applicabili. Chi ha una pratica più vecchia deve verificarlo prima di ogni altra cosa.
Una seconda ragione di rinuncia riguarda i tempi. La garanzia copre i difetti che si manifestano entro due anni dalla consegna, ma l'azione si prescrive in ventisei mesi. Quei due mesi di scarto esistono proprio per dare tempo a chi scopre il difetto al ventiquattresimo mese.
Common belief
Devo denunciare il difetto entro due mesi dalla scoperta, altrimenti perdo ogni diritto.
In fact
L'obbligo è stato abolito dal D.Lgs 170/2021, che ha sostituito l'intero Capo I del Codice del consumo. Vale per i contratti conclusi dal 1° gennaio 2022. Per acquisti anteriori il vecchio art. 132 comma 2 resta in vigore: verifichi la data del contratto prima di concludere di aver perso i suoi diritti.
Perché un falso non è conforme
È la qualificazione che regge tutta la richiesta. L'art. 129 comma 2 lettera a) impone che il bene corrisponda alla descrizione, al tipo, alla quantità e alla qualità contrattuali. Un prodotto venduto come di una determinata maison, e che non lo è, non corrisponde al tipo pattuito.
L'art. 135 comma 1 stabilisce poi che i difetti manifestatisi entro un anno dalla consegna si presumono esistenti già a quella data, salvo prova contraria. Per dodici mesi non deve provare nulla quanto all'anteriorità: è il venditore a doverlo fare. Tra il dodicesimo e il ventiquattresimo mese l'onere si inverte.
Non è nemmeno tenuto ad accettare una riparazione o una sostituzione. L'art. 135-bis comma 4 lettera c) consente di chiedere direttamente la riduzione del prezzo o la risoluzione quando il difetto è « talmente grave da giustificare l'immediata riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto ». Riparare un falso non ha alcun senso, ed è esattamente il caso previsto.
Il venditore può opporre che il difetto è « di lieve entità », ma l'onere di dimostrarlo grava su di lui. Difficilmente un prodotto contraffatto potrà essere qualificato come difetto lieve.
I termini da conoscere
Codice del consumo come riscritto dal D.Lgs 170/2021, per i contratti conclusi dal 1° gennaio 2022.
| Cosa | Termine | Decorrenza |
|---|---|---|
| Recesso a distanza | 14 giorni | Ricezione del bene |
| Garanzia di conformità | 2 anni | Consegna |
| Presunzione a suo favore | 1 anno | Consegna |
| Prescrizione dell'azione | 26 mesi | Consegna |
| Denuncia del difetto | Abolita dal 2022 | Contratti dal 1° gennaio 2022 |
Cosa non funziona
Il chargeback è la procedura più citata e la meno compresa. Non è un diritto: è una regola contrattuale dei circuiti di pagamento, che la banca non è tenuta ad attivare. Va richiesto, ma non conta su di esso come se fosse una garanzia.
La segnalazione all'AGCM non le restituirà il denaro. L'Autorità lo scrive con parole proprie: non può far ottenere un risarcimento al consumatore per i danni subiti, che può essere ottenuto solo attraverso le vie legali. Lo conferma il testo stesso, all'art. 27 comma 15-bis, che rinvia al giudice ordinario. Le sanzioni, che vanno da 5 000 a 10 milioni di euro, vanno allo Stato.
Un dettaglio pratico che evita false attese: dopo una segnalazione non riceverà alcuna comunicazione, salvo apertura di istruttoria, e in mancanza di apertura entro centottanta giorni la pratica si intende archiviata.
Infine, il regolamento europeo sui servizi digitali non crea alcun diritto al rimborso nei confronti dei marketplace. Impone di rimuovere, informare e tracciare i venditori. Il denaro si recupera sul piano contrattuale, contro il venditore, o tramite lo strumento di pagamento.
Oltre i due anni, tre strade restano aperte
Credere che tutto sia perduto dopo la scadenza della garanzia è un altro errore diffuso. Il diritto italiano offre tre vie residue, di cui una particolarmente adatta alla contraffazione.
La prima è l'aliud pro alio. Quando la cosa consegnata è radicalmente diversa da quella promessa, la giurisprudenza ammette l'azione ordinaria di risoluzione dell'art. 1453, svincolata dai termini di decadenza e prescrizione dell'art. 1495. Il termine diventa quello ordinario decennale. La Cassazione vi è tornata con la sentenza n. 11438 del 2022 e con la n. 13214 del 2024. Un falso venduto per autentico è il caso di scuola, ma la qualificazione merita il parere di un avvocato prima di un contenzioso.
La seconda è l'annullamento per dolo. L'art. 1442 comma 2 fa decorrere i cinque anni dalla scoperta del dolo, non dall'acquisto, e il comma 4 consente di opporlo in via di eccezione anche quando l'azione è prescritta.
La terza riguarda i vizi dolosamente occultati dal venditore, che l'art. 133 comma 3 esclude espressamente dal termine breve di ventisei mesi.
Cosa facciamo noi, e cosa non facciamo
Verifichiamo la tracciabilità documentale di un acquisto. Chiediamo formalmente al venditore i documenti di approvvigionamento del prodotto e riferiamo la sua risposta, compresa la sua assenza. Un venditore che si rifornisce regolarmente dispone di quei documenti e li produce senza difficoltà.
Non siamo un laboratorio di autenticazione, né uno studio legale, né un intermediario di pagamento. Non ci pronunciamo sull'autenticità di un oggetto sulla base di fotografie, e non recuperiamo il suo denaro al suo posto.
Questa guida descrive lo stato del diritto italiano alla data indicata e non sostituisce il parere di un avvocato sulla sua situazione. Se l'acquisto è anteriore al 1° gennaio 2022, diverse regole citate qui non si applicano.
Frequently asked questions
Rischio una sanzione per aver comprato un falso?
Sì, ed è una specificità italiana: l'art. 1 comma 7 del D.L. 35/2005 prevede una sanzione amministrativa da 300 a 7 000 euro per l'acquirente finale, oltre alla confisca. Il minimo è passato da 100 a 300 euro l'11 gennaio 2024, e molte fonti italiane, anche istituzionali, riportano ancora l'importo vecchio. Con il pagamento in misura ridotta si arriva in pratica a circa 600 euro. Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 22225 del 2012, hanno però escluso la ricettazione e l'incauto acquisto per chi compra per uso personale: si tratta di un illecito amministrativo, non penale, quindi senza casellario giudiziale.
La mediazione è obbligatoria prima di andare dal giudice?
No, per un normale acquisto di consumo. L'elenco dell'art. 5 comma 1 del D.Lgs 28/2010 è tassativo e non comprende la compravendita: pagare con carta non trasforma una vendita in un contratto bancario. Anche la negoziazione assistita esclude espressamente i contratti tra professionista e consumatore.
Fino a quale importo posso rivolgermi al Giudice di Pace?
Diecimila euro, non trentamila. L'aumento previsto dal D.Lgs 116/2017 è differito al 31 ottobre 2027, e molte fonti riportano già il valore futuro. Può stare in giudizio personalmente, senza avvocato, fino a 1 100 euro, e oltre tale soglia previa autorizzazione del giudice.
Il venditore è cinese e invoca la legge del suo paese. È valido?
No. L'art. 135-sexies comma 3 dichiara nulla ogni clausola che, prevedendo l'applicabilità della legge di uno Stato extra UE, privi il consumatore della tutela del Codice del consumo, quando il contratto presenta uno stretto collegamento con il territorio di uno Stato membro. Resta però il problema pratico di far valere questo diritto contro un venditore irreperibile: in quel caso lo strumento di pagamento è la via più concreta.
Il pacco è fermo in dogana. Cosa succede?
Riceverà una notifica entro un giorno lavorativo e avrà dieci giorni lavorativi per prendere posizione. Il silenzio vale come consenso alla distruzione. Attenzione: opporsi è ciò che consente all'autorità di comunicare il suo nome e indirizzo al titolare del marchio. In Italia, inoltre, le spese di custodia e distruzione sono a carico dell'acquirente, in base al comma 7-ter.
Sources
- Codice del consumo, art. 133 (responsabilità del venditore e prescrizione)
- Codice del consumo, art. 135 (onere della prova, un anno)
- Codice del consumo, art. 135-bis (rimedi e risoluzione immediata)
- D.L. 35/2005, art. 1 (sanzione all'acquirente finale)
- L. 206/2023, art. 51 (aumento del minimo da 100 a 300 euro)